Xè pezo el tacòn del buso: sulle vignette satiriche di Charlie Hebdo

La satira di Charlie Hebdo non è mai stata “di buon gusto”, e non credo che a chi ci lavora sia mai interessato il politically correct ma la denuncia. Detto questo vorrei concentrarmi sul contenuto delle vignette in discussione. Forse non è di immediata comprensione, ma credo (e non sono l’unica) che volessero non offendere morti e famiglie, bensì denunciare uno stato di cose che purtroppo è reale. Lo hanno detto male, in modo poco delicato, forse, ma è tutto vero: case ed edifici pubblici nuovi sono costruiti male, mangiandoci sopra con appalti e compagnia bella – ricordo in merito un bel documentario di Thomas Torelli, Sangue e cemento, che denuncia i materiali di costruzione di diversi edifici, anche privati, dell’Aquila.

Detto ciò, il “rimedio” scelto per esplicitare tutto questo dai redattori e vignettisti di Charlie è forse più chiaro, sicuramente più efficace, certamente odioso. Non perché non dica la verità (“le vostre case le costruisce la mafia”) ma perché dicendo “italiani“ e dicendo “vostre” fanno come se in Francia fossero tutti bravi, buoni e santi. Senza io essere un’esperta in materia, posso tranquillamente affermare che perlomeno il fenomeno di abusi edilizi esiste anche oltralpe, basta andare in Costa Azzurra per capirlo. Questo è il classico esempio del fatto che “xè pezo el tacòn del buso”, è peggio la toppa che non il buco: volendo esplicitare di non aver voluto mancare di rispetto ai morti, i redattori gridano “italiani…”, ponendoci di fronte a loro, francesi (hanno parlato loro di “noi” e “voi”, ponendo una distanza), come popolo di giusti e di costruttori modello, in posizione di superiorità rispetto a un popolo in cui le cose si fanno “all’italiana”. E questo sì è supponente e inutile, odioso e insopportabilmente da maestrina della penna rossa.

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