Terracotta

Alla fine, vivo in un quartiere, Greco, dove si trova tutto. E a pochi passi da casa c’è Fumagalli, storica serra milanese dove si dovrebbe trovare tutto, o quasi per il giardino.

E infatti. Non sapevo se andare a comperarmi lo shampo, nell’illusione che questo acquisto mi avrebbe fatto sentire come se mi stessi prendendo cura di me stessa, o se andare dritta a casa.

Poi in fondo a Melchiorre Gioia, con la mia bici PatAtala, la sgaruppata con cui vado ormai dappertutto, intravvedo Fumagalli: ma certo! È ora di rinfoltire il mio giardino.
Chiamarlo giardino fa ridere anche me, che in un giardino vero ci sono cresciuta. Ma tant’è.

Ma ogni volta che entro da Fumagalli mi sento molto, molto ignorante. Chi ci lavora sa il fatto suo, e infatti il proprietario è alle soglie della pensione. Ingenuamente, chiedo un geranio odoroso, pensando che si possa trovare sempre, quando mi pare e piace. “Lo teniamo appena a inizio stagione”, e mi sento una perfetta deficiente, la solita cittadina che si illude di avere i pomodori in dicembre perché arrivano quando piace a lei.

Poi mi viene in mente che devo comunque travasare quel che ho, e che ho vasi tutti diversi, tra cui – orrore – quelli in plastica. “Avete vasi in terracotta?” “Pochi”. Rimango sbigottita. Come, pochi? “Sotto il capanno trova quelli in plastica, e quelli in resina, indistruttibili. Adesso si vendono solo quelli”. Prendo atto e mi reco sotto il capanno. Ci sono vasi in resina a perdita d’occhio, riconosco quelli che si vedono ormai quasi ovunque fuori dai locali, li ho sempre trovati tamarri e poco eleganti, pretenziosi e anche un po’ sbruffoni, a volte giganteschi. Pensare di doverli mettere nel mio terrazzino mi fa ribrezzo: almeno il mio giardino deve essere un’oasi protetta dalle brutture del mondo. È la mia oasi, perdio!

Allungo l’occhio fino in fondo, e trovo i “fratelli” di quel vaso lungo e rettangolare che avevo comprato per Eustachio, il nostro gelsomino. È in terracotta toscana, quella un po’ chiara che mette d’accordo tutti. Sono tutti sporchi, pieni di terra: sembrano abbandonati a se stessi. “Non c’è più richiesta”, è la spiegazione. E me li vende con lo sconto.

Ora, io sarò una conservatrice anche in questioni di giardinaggio, ma la plastica per le piante mi ha sempre fatto orrore. E la natura? E la pianta che traspira? So benissimo che la terracotta non è così naturale come sembra, ma immaginare che tutti i giardini di Milano siano invasi dalla resina mi fa orrore. E che le terracotte toscane siano svendute, per quanto mi sembri una botta di fortuna per il design poco armonico del mio terrazzino, mi sembra quasi una blasfemia.

Intanto, mentre arranco in bicicletta verso casa con i due vasi, e ansimando faccio le scale che mi portano al quinto piano, continuo a pensare che non sia accettabile che ci sia gente con l’ascensore che compra vasi in resina leggerissimi.

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