Semolino, lettino, febbrina e aria di neve

Sono a letto da due giorni, immobilizzata da una specie di forma influenzale con febbre (bassa sì, ma quanto basta ad atterrarmi) e contrazioni allo stomaco che mi hanno svegliato durante la notte. Osservare la neve scendere fuori per tutto il giorno mi ha ricordato la grande nevicata dell’86, quando, nemmeno cinquenne, guardavo invidiosa gli altri bambini giocare sulla neve, mentre io ero a casa con trentotto di febbre.

La febbre presenta però diversi vantaggi, uno su tutti quello stato di perenne fluttuazione che, non fosse per i crampi allo stomaco, lasciano sospesi in un’altra dimensione, come se spazio e tempo e contingenze varie della vita adulta non contassero più per nulla e invece fosse importante solo la neve là fuori e il piumone e i miei libri qui dentro. Così, ho stillato una specie di classifica di libri da leggere durante gli stati febbrili. Non si tratta di romanzi (non ne avrei le capacità intellettive in questo momento) ma di attimi fatti di parole, spesso, di pagine piene di immagini che aiutano a superare i dolori del corpo.

Non è una classifica canonica, nel senso che non ho voluto classificare dall’ultimo al primo posto, perciò l’ordine è totalmente casuale (è quello derivato dalla pila di libri che si è formata sul mio letto mentre li raccoglievo per casa, per intenderci).

A Tina, di Loretta Capanera, in notturni di_versi 4, 2012.
A Tina, di Loretta Capanera, in notturni di_versi 4, 2012.

Il poetico libri di_versi 4. Difficile fare una recensione di questa piccola pubblicazione, per la varietà delle piccole opere d’arte raccolte (e nemmeno rilegate, a testimonianza del fatto che sono istanti leggibili indipendentemente l’uno dall’altro). Sono tante le immagini e le poesie che vanno in coppia. Posso però dire che la mia anima, visceralmente modottiana, è rimasta colpita dall’immagine A Tina, di Loretta Capanera.

Ma posso dire, onestamente, che anche molte altre immagini divenute cartoline del catalogo della mostra di libri d’artista organizzata all’interno dell’omonimo festival di Portogruaro (Venezia) meritano uno sguardo, in giorni come questo, così lontani dai caldi giorni di luglio in cui si svolge il festival.

A ognuna delle immagini è abbinata a una poesia. Quella a fianco è di Loretta Capanera e va in coppia con Tina, di Andrea Zuccolo, che riporto integralmente.

Com’è bianco
il tuo seno, Tina.
   Posa disteso
                              nel rettangolo di una lastra.
Il sole lo tocca
                              sfiorando le sue guance.

Nei capelli lucenti come il taglio dell’ossidiana
        mandorle dolci le dita dei piedi
               valve di madreperla le palpebre.

Come sei bella Tina.

Ora dormi fra le carnose calle.
Fra la falce e il martello.

Di quando Don Chisciotte fermò i mulini a vento, di Silvia Salvagnini - MiMiSol edizioni
Di quando Don Chisciotte fermò i mulini a vento, di Silvia Salvagnini – MiMiSol edizioni

La poetica rivisitazione di Don Chisciotte. Di quando Don Chisciotte fermò i mulini a vento, di Silvia Salvagnini. Lo ammetto, sono di parte. Silvia è una mia amica, è una poetessa trevigiana, abbiamo un progetto che vorremmo realizzare, ma la distanza fisica e la mancanza di fondi ci rende tutto molto difficile. Questo libretto pieghevole, però, lei l’ha realizzato e ci sono molto affezionata. Non solo l’ha scritto, ma l’ha anche illustrato. E il risultato è pregevole, sia per la metrica travolgente della sua poesia, innegabilmente piena di ritmo, sia per la leggerezza del tratto chiaroscurale, classico dei suoi disegni.

Una gaiezza che si legge già dalle prime due facciate: andava Don Chisciotte a fermare / il continuo roteare dei mulini a vento / più forte della forza del mare / andava a cambiare l’ordine del girare/ e non aveva tregua / non si poteva certo arenare.

Mi rendo conto dell’introvabilità di questo libretto, perciò volentieri riporto il link al file PDF della pubblicazione. Buone avventure donchiscciottesche.

foto 3
Il Libro dei Giorni, di Gabriele Ferrero e Marco Feo

Sono di parte, parte seconda. Lo so, non dovrei far pubblicità proprio a lui. Ma Gabriele, che è un timidone, non mostra troppo in giro quello che ha fatto in un tempo neanche così remoto. Ed è un vero peccato, perché queste sue poesie hanno un’estetica, a livello sia di lettura, sia visivo, che rimane indipendente da ciò che comunicano.

Dopo un breve restauro fatto con le mie mani e la Coccoina, ho riportato alla luce Il Libro dei Giorni, vero libro d’artista quando ancora i libri d’artista non erano così in voga. Lo ha scritto lui, Gabriele Ferrero, e l’ha illustrato (anche con incisioni) Marco Feo, disegnatore di Novara. Prodotto in trenta copie nel 1999, evidentemente ha avuto una distribuzione che definire di nicchia è un eufemismo.

«Eh sì, sarebbe da ristampare» è la tiritera che gli sento pronunciare ogni volta che mi mostra il suo libro d’artista. Vi lascio su questo spazio qualcuna della sue poesie, ma non ve le trascrivo, perché si perderebbe la grafica, che fa parte essa stessa della poesia. E una delle (belle) incisioni di Marco Feo.

Una delle passioni di Gabriele è Alberto Breccia, visionario illustratore cileno di cui annovero due libri (finché non ne scoprirò altri due o tre) nascosti nell’armadio tra la camera da letto e la cucina. Uno è un inaspettato Il nome della rosa di Umberto Eco, illustrato da Breccia e pubblicato, udite udite, dal tanto vituperato Club degli Editori. Una chicca. L’altro, di Milano Libri Edizioni, che ha attratto la mia attenzione, è una rivisitazione in chiave noir e grottesca di fiabe famose, fatta assieme a Carlos Trillo, autore e sceneggiatore argentino.

Chi ha paura delle fiabe? Alberto Breccia - Carlos Trillo, Milano Libri, 1981
Chi ha paura delle fiabe? Alberto Breccia – Carlos Trillo, Milano Libri, 1981

Prendete Hansel e Gretel, già di per sé una fiaba grottesca, e pensatela con due bambini furbi e un po’ cattivelli come protagonisti, che si fanno beffe non solo della proprietaria della casa di marzapane, ma anche della matrigna cattiva, senza alcuno scrupolo. Quel che ne esce è un fumetto, disegnato con la tecnica del collage  — in cui alcuni elementi del collage sono anche pezzi fatti all’uncinetto, per intendersi. Chi ha paura delle fiabe? è il risultato di questa operazione. Non un libro per bambini, sappiatelo.

Nelle prime due pagine, subito dopo una prefazione di Oreste Del Buono (nel 1981 non si badava certo a spese, quanto a redattori), una rappresentazione pittorica dei due autori dell’opera, Breccia e Trillo (si pronuncia [trijo], è argentino). Che sembrano invitare il pubblico a entrare nel loro terrificante e onirico mondo di storie. Le loro facce ritornano alla fine di quasi tutte le storie. Come dire: anche se credevate di conoscere questa fiaba, sappiate che dietro l’adattamento che state leggendo c’è il nostro zampino. Vi facciamo vedere noi, bambini (con risata satanica molto rassicurante di sottofondo)…

Ne avrei altre, di storie lette da raccontare. Ma per ora me le godo da sola. Tanto, messa come sono, non ci metterò molto a tornare, statene certi…

2 risposte a “Semolino, lettino, febbrina e aria di neve”

  1. Per chi leggesse da iphone o ipad, ecco il link corretto al pdf integrale di “Di quando Don Chisciotte fermò i mulini a vento”:

    http://issuu.com/spaziosputnik/docs/di_quando_con_chisciotte?mode=mobile

    A parte questo, felice di aver conosciuto questo interessante blog!

    Mirko Visentin

  2. Grazie a te Mirko! Spero di reincrociarti presto, qui o dalle tue “parti”. 😉

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