Il segreto del bosco vecchio

Qui a Carrara nella periferia che però è vicinissima al centro, una casa nobiliare primo novecento che ho trovato per puro caso su airbnb, con le piastrelle originali e il marmo bianco dietro i termosifoni, c’è una insospettabile vita notturna. Gabriele mi cucina i testaroli, piatto locale, pasta che va cucinata e condita con pesto, e me li serve sul tavolo in giardino. È il giardino l’epicentro della vita notturna. Uno scoiattolo nero nero passa veloce tutte le sere alla stessa ora, esce da una piccola grotta nella roccia dove forse conserva le provviste. Quando cessano le cicale – non ho idea dei decibel che raggiungono ma sono parecchi – attacca il grillo. Pipistrelli svolazzano nel cielo del crepuscolo, ma pure le zanzare, nonostante lo zampirone e i pipistrelli stessi. Credo che nel boschetto sopra la parete di roccia cui è addossata la casa si aggirino anche cinghiali, li sento muoversi tra le foglie e i rami.

Elsa, la cagnetta dei vicini del piano sopra al nostro, mi chiama a giocare: appena mi vede arrivare e aprire il cancelletto che ci separa estrae da una vasca di pietra un gioco di plastica a forma di pollo che devo lanciarle ma quando me lo riporta non me lo cede. Però se ritorno al nostro lato del cancelletto lo lascia cadere con sguardo pietoso.

Torno a leggere sulla sdraio in giardino dove una gatta rossa, degli stessi vicini di cui sopra, si struscia contro di me facendo le fusa.

Ma in questo allegro zoo, è il bosco quello che più rumoreggia. Cadono incessantemente dai rami pezzetti di foglie, di legno, di ramaglie; si muovono quasi da soli, sembrano nascondere un’anima notturna che di giorno si cela alla luce del sole o il cui rumore forse è nascosto dalle cicale e dalle automobili. Non mi impauriscono, anzi mi rassicurano.

I segreti del bosco vecchio mi garantiscono sogni ancestrali quando ci ritiriamo per il sonno, a terra dove quasi il prato quasi non c’è, ma solo terra e tanti trifogli, mi piace appoggiare i piedi nudi, anche se ho un alluce reduce dagli aculei di un riccio di mare, anche se dovrei rilavarmi quando rientro.

È il selvaggio, che ci eravamo dimenticati, a circondarmi, l’abbaiare dei cani e il frinire dei grilli, il cielo stellato che mi ricorda che tra non molto è San Lorenzo.

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