Questa pioggia che fa sospirare l’arrivo della primavera

C’è chi dice che nei miei post, su facebook o sul blog, si parla spesso e volentieri del tempo. A parte il fatto che è facile prendere in giro chi è meteoropatico, soprattutto standosene beati in California, sotto il sole e venticinque gradi i primi di marzo, io non ho mai nascosto la mia meteoropatia, specie quando mi è capitato di vivere in zone particolarmente piovose — ma anche al sud, quelle volte che ho goduto dei benefici del sole.

Questo tempo, comunque, obbliga a volare con la fantasia e per fare questo, si sa, c’è bisogno di stimoli. Cinema e libri fanno il resto. Così, la mia nuova ossessione si chiama Charlie e la Fabbrica di Cioccolato: da quando l’ho visto, sogno di fare il lavoro degli Umpa Lumpa (immaginatevi milioni di Anne tutte uguali intente a cantare coretti nefasti e a lavorare il cioccolato). E, nonostante il buonismo di cui il film potrebbe essere tacciato, trovo che i buoni sentimenti siano ben equilibrati con l’umanità delle figure ritratte dal buon Tim Burton.
Petronio sguardo languido
Petronio sguardo languido

Due settimane fa è mancato il cane che avevo adottato nel periodo in cui studiavo per la maturità, che non a caso venne battezzato Petronio (in onore di Petronio Arbitro, autore di Satyricon, che speravo capitasse come versione alla prova d’esame). Mi mancano, soprattutto, i suoi languidi sguardi — che si erano fatti ancora più intensi con l’avanzare della malattia — e, quando sono a casa dei miei, il rumore delle sue unghie sul pavimento, nelle volte sempre più rare in cui si alzava per uscire a fare pipì o a bere o a mangiare quel poco che mangiava. Così, come rito catartico e per superare il trauma, vorrei vedere Frankenweenie, di cui parla la NèurAmica Silvia nel suo articolo dedicato alle tecniche di stop-motion e claymation al cinema:

La vicenda, nuovamente collocata sullo sfondo di un bianco e nero non qualunque, racconta lo stretto legame tra Victor, e il suo cane, Sparky. Se quest’ultimo perde la vita in un incidente, al suo padrone tocca rianimarlo: ma il potenziale mostruoso che potrebbe celarsi dietro alla resurrezione scientifica, si scioglie di fronte all’affetto tra i due. E le carte in tavola, ovviamente, si mescolano di continuo, confondendo lo spettatore circa i confini che separano ciò che è buono e ciò che non lo è.

Màcino nella macchina del caffè
Màcino nella macchina del caffè

Malinconie di fine inverno a parte, in questo periodo ci sono molte cose che mi entusiasmano. Ho già parlato diverse volte del laboratorio della Grande Fabbrica delle Parole; ma stavolta sono davvero felice di farvi leggere l’incipit di uno dei racconti, che ho scritto insieme ai ragazzi della 2A e della 2B della scuola Cocchetti di Milano. Si chiama Màcino nella macchina del caffè ed è tutta al futuro, essendo ambientata tra mille anni. C’è la nostalgia del passato che per noi è il presente, c’è un protagonista monello che vuol conquistare un chicco di caffè, il Chicco d’Oro, ci sono proporzioni assurde e sproporzionate in ambienti e protagonisti, che mi ricordavano, mentre scrivevo aiutata dalle incitazioni dei ragazzini, le Cosmicomiche di calviniana memoria. E in un finale tra quelli scritti dai ragazzi da soli, c’era l’omino di panpepato che si difendeva scagliando zucchero e frutta candita.

Ma in questo futuro pieno di fiori (cit.) molte cose brillano ancora.

Un lavoro nuovo, che richiede impegno, concentrazione, silenzio e rigore. Anni e anni di nerditudine da blog, siti, riviste online, finalmente ripagati in un lavoro che coniuga la mia passione per la comunicazione web e l’editoria: faccio ebook di libri a catalogo.

E una casa da vivere di giorno come ufficio, che mi ha ridato le cose che nell’ultimo anno avevo perso: luce, silenzio, pace e colore — arancione in primis, ma anche rosso, beige, e perfino il nero. Torte salate da preparare a Cristina. Una strada piena di gente, a tutte le ore del giorno, dove mangiare cinese, arabo, napoletano o giapponese, indifferentemente.

Andrea Mazzacavallo
Andrea Mazzacavallo

E poi, manco a dirlo, proprio adesso che avevo deciso di recidere i miei legami con la terra natìa, non per snobismo ma perché non ce la facevo più a sdoppiarmi e volevo dedicarmi totalmente alla vita cittadina, non ho saputo resistere. Vuoi per un’affinità con chi organizza, vuoi perché a quei luoghi, nel bene e nel male, resti sempre legata, adesso promuovo gli eventi all’Osteria del Gelso, un luogo dolcissimo nel paese che vide i miei natali, dal ritmico suono San Vito al Tagliamento. Ed è una bellissima avventura, in cui io e la padrona di casa, la dolce Viviana Piccolo, ci confrontiamo ogni giorno discutendo di comunicati stampa, flyer, artisti da invitare e giornalisti da avvisare. La prima puntata ha visto Andrea Mazzacavallo, cantautore e comico vicentino trapiantato a Milano, intrattenere un centinaio di ospiti dell’osteria, sullo sfondo del Gelso. Tra due settimane ci sarà un’altra illustre ospite, a interpretare storie di donne. E mi fa piacere dirlo, proprio nel bistrattato giorno della festa delle donne.

2 commenti

  1. Cara Anna , grazie aver iniziato questa nuova avventura assieme a te e’ veramente molto coinvolgente ed appassionante… WithLove Viviana

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