Matrimoni e festeggiamenti: (d)istruzioni per l’uso

Quando ci siamo decisi a compiere il cosiddetto “grande passo” io e Gabriele, mi ero ripromessa: voglio che questa sia una festa per tutti e che non soltanto gli invitati si divertano, ma anche noi. Così non ho mai avuto l’ambizione di sfoderare un repertorio di perfezione sempre difficile da raggiungere, ma ho tenuto le aspettative basse per non dovermi poi agitare troppo per cose che alla fin fine sarebbero saltate agli occhi solo a noi, e non agli invitati.

Ecco che sono arrivata al giorno delle nozze abbastanza tranquilla e serena anche se con qualche ora di sonno in meno del previsto. La ragazza che lavorava alla reception dell’Albergo Diffuso del paese dove ci siamo sposati non ci credeva che il giorno dopo mi sarei sposata: sei troppo tranquilla, mi ha detto. La verità è che ovviamente ero un po’ rimestata e agitata dentro, anche perché reduce da un repulisti di camera mia mai attuato prima, ma che tutto sommato sapevo che se ci saremmo divertiti alla festa tutto sarebbe andato bene, e che era inutile impuntarsi nel volere a tutti i costi che tutto fosse perfetto perché, come un giorno mi disse il correlatore della mia tesi di laurea santo subito, “la perfezione non esiste”.

Adesso che tutto è passato e che a riguardare le foto delle nozze vedo solo tanta tenerezza, belle persone che vogliono festeggiare e affetto da tutti, ecco qui qualche mio consiglio spassionato per arrivare sereni al gran giorno. Ovviamente tutto viene visto dal punto di vista della sposa.

Punto primo: il catering. Ecco, questa è stata la cosa che più mi ha fatto agitare in assoluto. Mi ero impuntata che volevo una ditta che conoscevo, ma il titolare era sfuggente, non si faceva mai sentire, diceva di essersi perso le mail e di non essere riuscito a mandarmi i preventivi. Mi ero impuntata perché sapevo che il cibo sarebbe stato buono e anche per un legame personale familiare con la ditta, ma è stato un errore voler chiedere a un’azienda di fare qualcosa che di solito non fa: io volevo una cosa semplice, una specie di aperitivo lungo e la torta subito, loro non fornivano il servizio ma non riuscivano a dire di no. Il consiglio è: la conoscenza delle persone non è sempre garanzia di volontà di offrire un servizio. Penso che non se la sentissero di dirmi di no ma che neanche mi rispondessero per farmelo capire, strategia che non capisco ma vabbè. Poi caso ha voluto che io abbia trovato un’altra agenzia di una mia ex compagna dell’asilo (!!!), Claudia. Ecco da lì in avanti le cose sono andate meglio. Claudia era presente, coscienziosa, non prendeva troppe iniziative e lasciava libero sfogo ai miei deliri, tipo mettere un topper alla torta a forma di sposi e di gatto per ricordare che il nostro Arturo fosse lì con noi o decidere di far vestire tutti anni venti con tanto di piumaggi per le signore.

Qui felici e contenti con il paesaggio delle cascate del Livenza che si riflettono sulla vetrina. Se non è poesia questa… Foto di Giuliana Milos. Ce l’ha scattata in una verandina con il camino, deliziosa, dentro La Taverna Slow, un locale meraviglioso gestito da una ragazza che conosco da secoli, Tatiana, e da un coltivatore di zafferano, Diego, di fronte al palazzo dove poi abbiamo festeggiato.

Punto secondo: non fatevi condizionare dal parere altrui. Madri, zie, cugine di terzo grado vi diranno che le spose devono essere “al naturale” e che l’abito deve essere “semplice ed elegante”. L’importante è sentirsi a proprio agio e rispettare il proprio look: se nel quotidiano non si mette neanche un correttore meglio un make up naturale, se invece si è abituate a presentarsi in ufficio tipo Moira Orfei anche al matrimonio è bene rispettare questo modo di essere. Modestamente sono riuscita nell’impresa di far fare a mia mamma ciò che avevo in mente, cioè un abito tutto pizzoso, rosa antico anziché bianco, senza velo (vade retro) e non proprio semplice come lei si immaginava.

Foto di Giuliana Milos. Trucco di Francesca De Benedet. Parrucco di Salone GB Gabry di Cordenons. Lo so, sto mettendo solo le foto in cui sono venuta particolarmente gnocca ma questo è il sito mio e qui decido io.

A corredo di questo, un trucco e un parrucco non proprio naturali, ma che riuscivano nell’impresa di farmi sembra Gloria Swanson senza però l’effetto carnevalesco che può avere una festa a tema. Qui determinante è stato l’apporto della mia compagna di banco, Francesca, oggi talentuosissima make up artist che se fosse a Milano truccherebbe le modelle della Settimana della Moda e se fosse a Roma le attrici di Cinecittà e se ancora, fosse a Los Angeles sarebbe già arrivata alla notte degli Oscar. Invece per fortuna mia e di chi vive in Friuli è rimasta nella nostra amena cittadina e svolge un egregio lavoro senza farti sembrare una trans brasiliana ma divertendosi quasi più di te a trovare un trucco “anni venti” che però fosse adatto a una sposa e che, essendo amica da una vita ed essendo quindi invitata al matrimonio, oltre a conoscere bene la mia faccia e a trovare qualcosa di perfetto con solo due prove, mi ha fatto anche l’onore di un cambio makeup quando si sono aperte le danze e mi sono infilata nel mio abito frangioso stile Grande Gatsby.

Eccola qui la mia truccatrice in un momento di particolare tensione (più per lei che per me…). Sullo sfondo mio papà si era già tolto la giacca ancora prima di andare in municipio.

Punto terzo: occhio al meteo. Questo è un consiglio valido specialmente in Friuli, sulla Pedemontana dove ci siamo sposati noi. Non esistono lugli o agosti che tengano: se in Friuli decide di piovere, prima o poi nel corso della giornata almeno una volta pioverà. Anche se il fiume è in secca e ti sembra ci sia una siccità mai vista, anche se – come a Ferragosto, quando ci siamo tornati – perfino il nostro amato Gorgazzo ha poca acqua e tanta puzza di alghe, se si è optato per una cena all’aperto prima o poi il tempo si farà sentire, purtroppo. Nel dubbio se piove o no, l’opzione migliore se non si dispone di ombrelloni o gazebo a copertura dei tavoli (opzione che forse sarebbe stato meglio considerare nel nostro caso) è far apparecchiare dentro, per evitare tragici bagni ai tavoli.

Punto quarto: le foto. Anche qui ho avuto la fortuna di essere assistita da una bravissima fotografa che ti fa sembrare una diva, e che senza stravolgerti ti tira fuori un lato del tuo modo di essere trasformandolo magicamente in un ritratto da copertina. Giuliana l’avevo conosciuta tanti anni fa a Trieste e ho seguito tutte le fasi per cui da semplice appassionata è diventata una professionista. Trovare qualcuno che fa al caso vostro è un po’ fortuna e un po’ sensibilità di ciascuno. Ricordatevi che ci sarà sempre qualche parente che vuole le foto di gruppo, io ho preferito non farle ma insomma, meglio cercare di accontentare tutti senza troppo stressarvi.

Foto di Giuliana Milos, che ve lo dico affa’. Qui Gabriele si lamenta perché dice che sembra più basso… Però è figa e la metto lo stesso.

Punto quinto: le bomboniere. Tra i vostri parenti sicuramente qualcuno terrà ai classici confetti, non fateli mancare. Noi invece del solito soprammobile abbiamo deciso di regalare un libro tradotto da me e riletto da Gabriele. Mica facile, ci vuol mestiere, e a noi modestamente non manca. In mancanza di abilità di tal fatta provate a regalare qualcosa in cui eccellete: e se proprio non si sa far nulla di concreto, ricordo che anni fa un amico architetto, che di certo non poteva fare progetti personalizzati di case o di ristrutturazione per ciascuno degli invitati, e che poi è venuto anche al nostro matrimonio, ci aveva regalato un sottocucchiaio della Alessi apprezzatissimo che uso ancora oggi. Il concetto è no ai ninnoli che poi non so manco dove mettere, ma neanche i sacchettini. E lasciate che ognuno si prenda i confetti che vuole, se li vuole, che se non gli piacciono fa a meno.

Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, autrice anche della Bella e la Bestia (la fiaba della tradizione, non quella disneyana), ha scritto Le Prince Charmant che io ho tradotto e Gabriele ha editato. Modestamente credo che sia una prima edizione, quindi quei 200 privilegiati che se lo sono accaparrati, sappino che son dei fortunelli.
In prima linea nel lancio del riso mia nipote.

Punto sesto: il riso. Sappiate che il riso fa male. Non nella dieta, che si sa che stringe e a volte va bene per chi ha il colon irritabile. Parlo del riso che viene scaraventato con tanta violenza sugli sposi appena usciti dalla cerimonia. Un consiglio per gli sposi è quello di non riempire troppo i conetti. Una richiesta agli invitati è quella di avere pietà degli sposi e non infierire. Nel nostro caso ovviamente non è stata fatta né una cosa né l’altra. La conseguenza è stato un mio balletto per liberarmi dal riso finito nelle mutande (v. sotto, non lo carico su youtube altrimenti diventa virale). Però almeno abbiamo avuto l’accortezza di comprare il riso che non macchia, cioè il parboiled, così almeno Gabriele non si è trovato col vestito da buttare. Se volete qualcosa di ancora più chic e indolore trovate dei petali di rosa.

Punto settimo: il viaggio subito dopo. A meno che non siate WonderWoman e Rambo scegliete un viaggio tranquillo. Io e Gabriele quando andiamo in vacanza optiamo sempre per sfacchinate senza precedenti, vogliamo la spiaggia la natura e l’arte, e passiamo quasi più tempo in macchina che nei posti. Ecco, no. Non fate come noi, che siamo stati benissimo per carità, in Maremma in una casetta stupenda tra le colline, ma dovevamo fare i chilometri per qualsiasi cosa. Quando vi siete appena sposati volete solo una sdraio e un mojito portati sulla spiaggia da camerieri zelanti, magari anche la pensione completa che anche cucinare fa fatica e il mare possibilmente a venti metri da dove dormite. Parlo per me, ma credo sia abbastanza diffuso il sentimento di non avere più le forze per far niente tipo dopo l’esame di maturità. Se la luna di miele che volete è più avventurosa fate passare un po’ di tempo prima di andarci.

E poi, insomma, godetevela: è il vostro giorno e non tutto sarà sotto controllo. Il senso di perdere totalmente il controllo della situazione se ci si arriva preparati è fighissimo, simile a quello provato quando ci si laurea, ma ancora più bello. Divertitevi, abbracciate tutti, sorridete tanto e ballate: condividere la gioia è la cosa migliore e farà sentire tutti gli invitati a loro agio.

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4 Risposte a “Matrimoni e festeggiamenti: (d)istruzioni per l’uso”

  1. Ti adoro anna!

  2. Bellissimoooo! io mi sposo tra due sabati e volevo scrivere un libro: “come organizzare un matrimonio in due sett”… ma il tuo titolo “dISTRUZIONI PER L’USO” è molto più accattivante! numero 1 come sempre!!!!

    1. In due settimane?!? Respect sorella!!!

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