Lui non è (più) qui. Mazzacurati, Li Noleggio, Zanzotto, il paesaggio e lo zeitgeist

Nel 2002 avevo ventun anni e vivevo a Trieste, ma questo forse l’avrò ripetuto allo sfinimento, anche in questo blog. Il mio ragazzo dell’epoca, Andrea, laureato in economia con una passione un po’ nascosta, quasi con pudore, per i libri, al suo paesello – Latisana, provincia di Udine – aveva fondato un’associazione culturale, Attivaria, che ora credo non esista più, ma allora era tra le poche a fare cultura, almeno in quell’area così desolata.

Tra le iniziative che promuoveva l’associazione, c’era un concorso letterario, Storie rock di provincia, dal promettente nome, nel quale infatti si respirava lo zeigeist, lo spirito del tempo, e anche del luogo direi: in un posto come il nord est, dove la cultura si poteva sentire soltanto in poche occasioni, gli unici sfoghi per la mia generazione e la sua erano la musica – con le prove fatte nei garage rivestiti di cartoni per le uova e i concerti alle sagre dove i gruppi suonavano di fronte a noi quattro fan – e, naturalmente, i libri. (Le alternative erano l’alcol e la droga, anche se c’era chi non disdegnava di far uso di tutti e quattro i “passatempi”).

Ormai, di quel periodo lì non rimane quasi nulla, se non nella memoria di chi l’ha vissuto; io posso solo riportare ciò che ricordo e quello che mi avevano raccontato, un singolo episodio che nell’ultimo periodo mi è tornato alla mente grazie, come al solito, ai libri.

Li Noleggio, Lui non è qui!, Cierre Edizioni, Verona 2011.
Li Noleggio, Lui non è qui!, Cierre Edizioni, Verona 2011.

Qualche mese fa ho ricomprato un volume che avevo avuto, ma non so dove sia finito, Lui non è qui!, di Li Noleggio, un romanzo oggi edito da una casa editrice di Verona che però in prima battuta era stato pubblicato da un altro editore friulano, La Nuova Base. Mi era tornato in mente perché aveva partecipato a quel concorso lì, Storie rock di provincia di cui sopra, non come romanzo ma come racconto, l’aveva vinto, l’editore se n’era accorto e l’autore ne aveva tratto il romanzo, più lungo e articolato certo, ma nella sostanza invariato.

Li Noleggio, Lui non è qui!, La Nuova Base, Udine 2001.
Li Noleggio, Lui non è qui!, La Nuova Base, Udine 2001.

Poi, nel 2001, Carlo Mazzacurati ne acquistò i diritti: poteva essere un road movie con tutti i crismi, era un viaggio tra Udine, Trieste e l’Austria dal sapore mitteleuropeo, genuino e autentico, la storia del perché Elvis avesse deciso di cantare una canzone italiana, Santa Lucia – a tratti, forse, un libro un po’ ingenuo, ma di quell’ingenuità che non guasta nella storia, anzi, la fa diventare ancora più viva e vicina a noi. Sono certa che Mazzacurati sarebbe stato in grado di farla vivere sullo schermo, avrebbe trovato la fotografia e i tempi giusti, e anche gli attori, non stereotipati, ironici, a tratti grotteschi. E invece.

Invece, Mazzacurati se n’è andato troppo presto. Forse tra gli addetti ai lavori si sapeva della sua condizione di malato terminale, e sarà per questo che nell’ultimo periodo la Rai ha passato uno dopo l’altro molti dei suoi film e docufilm: La lingua del santo, grottesco comico ambientato tutto sui colli padovani; e poi i tre docufilm, che mi sono gustata fino all’ultimo con grande commozione, dedicati a tre grandi poeti del novecento veneto: Mario Rigoni Stern, Andrea Zanzotto, Luigi Meneghello.

Non mi sento di dire nulla su questi giganti della letteratura, se non che Zanzotto mi è sempre stato un po’ antipatico – forse anche perché ci veniva “imposto” di andarlo a vedere a Pordenone, quando veniva, dal nostro professore di italiano, forse perché mi pareva un personaggio ruvido e pure un po’ ipocondriaco. Ma guardando il docufilm di Mazzacurati, grazie alla maestria del regista, e anche alla bravura nella conduzione dell’intervista di Marco Paolini, mi è risultato quasi gradevole. Anzi, mi hanno commosso i suoi ricordi, i suoi versi mi sono parsi meno ostici, forse perché Mazzacurati sapeva connetterli al paesaggio in maniera magistrale.

Andrea Zanzotto, i cachi, il paesaggio. Still dal video Ritratti, di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini, 2000.
Andrea Zanzotto, i cachi, il paesaggio. Still dal video Ritratti, di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini, 2000.

Quel paesaggio tanto caro a Zanzotto, quello in cui io riconosco le mie radici – parola fin troppo abusata, ma non ne trovo altre… Un amico architetto ha scritto ieri che Mazzacurati è stato il «più bravo urbanista del mondo». E che per lui la visione del paesaggio è dovuta ai suoi film. Ecco, credo che il paesaggio di Mazzacurati sarà una delle – tante – cose che di lui mi mancheranno.

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