Il cuculo e il gallo

Quando ero piccola in estate andavo in “vacanza” in quel paesotto che è Cervignano. Ci abitavano i miei nonni. Ora, tutti si immaginano che i nonni vivano in una casa con giardino, in mezzo al verde, e che i loro nipoti assuefatti dalla vita cittadina in estate vadano a rigenerarsi da loro. Per me era il contrario: cani, gatti e giardino li avevo tutto l’anno, e l’appartamento di mia nonna era qualcosa di esotico, primo perché voleva dire andare al mare, e poi per quella carta da parati a righine ruvida che avevano ovunque.Ora, sto divagando, ma la cosa strana di tutto questo è che da loro sentivo i versi di due animali che invece da me non c’erano: il cuculo (che ho scoperto di recente si pronuncia [cucùlo]) e il gallo. Dai miei si sentivano al massimo i cani dei vicini, da mia nonna in appartamento animali da cortile.

Questo per dire che in questi giorni, a Milano, con i primi caldi sento cantare il gallo; e che se anche mi trovo in un appartamento cittadino, la cosa non mi colpisce poi tanto, o meglio, mi confonde sì, ma a scoppio ritardato.

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