I dolori di un giovane robot aspirapolvere

Per Natale Madre, già detentrice di una scopa elettrica, di un aspirapolvere e di un Folletto, si è regalata uno di quegli aspirapolvere che vanno in giro da soli.

Io espressi la mia perplessità sull’acquisto, lei mi chiuse subito la bocca dicendo che non capivo e che le serviva. Va beh, penso, anche se è una fissa quella di circondarsi di aggeggi elettronici, perlomeno è innocua, non fa male a nessuno.

L’altro giorno sono tornata in Friuli perché Madre doveva sottoporsi a un’operazione di routine per cui volevo assisterla. Premessa: Madre è sul sordo andante, ergo non sente niente. La notte prima dell’operazione mi sveglia all’una e mezza Miele, che sbraita posseduto contro un riccio. Vado a caccia del riccio nel buio del giardino, lo stano e lo allontano dal cane, suo nemico giurato. Madre non sente nulla, ma neanche Padre. La mattina dopo vanno all’ospedale, li raggiungo alle nove, Madre viene anestetizzata e operata, va tutto bene, si sveglia e si riaddormenta ma non così tanto (la mia ultima anestesia totale per me era stata decisamente più devastante, per dire).

Nel pomeriggio porto in giro Miele nel preciso scopo di sfinirlo, per prevenire scene come quella della notte precedente. Tocca anche fare il giro largo perché nella stradina presa in mezzo ai campi c’è una gazza ladra morta che si mette prontamente in bocca, onde evitare che lo rifaccia si prende una stradina attigua che allunga il percorso.

Certa di averlo sistemato, ceno con i miei.

Quella sera stessa Madre, ringalluzzita, cuce in cucina mentre io muoio sul divano vittima del poco sonno. Vado a letto presto mentre lei continua imperterrita a cucire.

Alle quattro di notte però vengo svegliata da un rumore continuo dal piano di sotto: un ronzio, fastidioso e malefico. Scendo a controllare, apro la porta del bagno di sotto: è l’aspirapolvere robotico. Padre dice che una notte sì e una no quello parte e lui è costretto ad alzarsi a spegnerlo. Ma, chiedo, non si può riprogrammare? No, Madre non è capace, dice che è tutto in inglese e non capisce.

Guardo l’aspirapolvere e leggo le parole “in inglese”: day, hour, minutes e, unica parola difficile per lei, schedule. Riprogrammo tutto a mezzogiorno.
Il giorno dopo mi sveglio alle sei, per tornare a Milano e andare finalmente a riposarmi. A Milano.

P.S. Pensate che i pavimenti a casa nostra brillino?

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