God is a bluesman – Ovvero: come essere la traduttrice di Dio

Ho tradotto poesia. Non è il modo migliore per approcciarsi alla traduzione letteraria, perché tra tutti i suoi generi è quello più difficile. Riuscire a rendere ritmo e doppi sensi, in una traduzione che verrà letta come sottotitolo alla performance live, è dura.

Mi è capitato nel 2008, durante Absolute Poetry, con Nii Parkes, poeta ghanese che vive a Londra, persona di un’umanità incredibile, Regie Gibson e Lydia Lunch: e mi è capitato che, nonostante avessi letto tentando di dare un ritmo all’originale, la loro versione fosse diversa. Così non mi aspettavo tanto coinvolgimento del pubblico nelle performance di Nii e di Regie, né che mi avrebbe dato la nausea quella di Lydia Lunch, volendo dare un parere spassionatamente non tecnico, ma letteralmente “di pancia”.

Così ritradurre Regie, conoscendo la difficoltà del suo inglese, è stata per me un po’ una sfida. Non solo rendere bene la traduzione, ma anche immaginare perché e per come, per esempio, ha cambiato la versificazione nelle due poesie che ha rimandato e che avevo già tradotto nel 2008. E un’altra cosa: uno dei suoi pezzi si intitola God is a bluesman, Dio è un bluesman. Se Dio è un bluesman, allora Regie è il suo portavoce. E se io sono la traduttrice di Regie, per la proprietà transitiva sono anche la traduttrice di Dio.

[Regie Gibson terrà il suo spettacolo nell’ambito di Poesia Presente il 4 marzo al Teatro Binario 7 di Monza. Per informazioni: www.poesiapresente.it]

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