Dudy Guard, fare a (500 mila) pezzi i (256) colori

[cultura]

di Anna Castellari

foto Anna Castellari

17/06/2009

“Perché se il pixel è senza tempo, un cubetto di legno colorato riempie la mano che lo impugna”.

Tra gli innumerevoli eventi presenti alla Biennale di Venezia 2009, in mostra la produzione di Francesco Bertelé, giovane artista comasco. Migliaia di cubi di legno – diecimila, per la precisione – dipinti, disposti a terra, in modo studiato, sui pavimenti dello studio privato di Mara Ambrozic, curatrice, nel sestiere di San Polo. Testo critico di Pietro Rigolo.

Ma cosa rappresenta questo lavoro? Lo chiediamo direttamente all’artista.

R@: Come si sviluppa questo lavoro?

FB: Ho preso una foto, e con un software di fotoritocco, ho fatto una selezione di colore, un colore alla volta. Questa selezione permette di evidenziare e isolare tutti i pixel dello stesso colore nell’immagine. Cancello tutto il resto. Per ogni colore rimane così un’immagine, bianca con solo i pixel del singolo colore. Dato che i colori sono 256 ora l’immagine originale è composta da 256 immagini bianche con solo i pixel del singolo colore. È importante ricordare che l’immagine originale è andata distrutta. Un altro software, che ho fatto realizzare apposta dall’ingegnere Giulia Damonte, analizza ognuna di queste singole immagini e come risultato dà una stampata in cui vengono riportati il conteggio totale dei pixel per ogni colore e la loro localizzazione con coordinate in ‘colonna n°…’ e riga n° …’, tipo battaglia navale. (n.d.r. Ognuna di queste stampe relative ad ogni singolo colore è parte della documentazione esposta in mostra). Partendo da questi elementi sono passato successivamente alla realizzazione fisica dei pixel, ognuno dei quali viene riprodotto attraverso un mezzo cubo di legno, di lato 4 cm, dipinto del colore corrispondente. Per questa prima presentazione del progetto sono stati prodotti solo 6 dei 256 colori che compongono l’immagine, per un totale di 10.000 cubetti circa, che sono stati disposti a terra, secondo un criterio determinato dal mio gusto personale e in dipendenza dalle caratteristiche spaziali dello spazio, andando ad occupare tre delle 4 stanze in cui si divide lo studio.

R@: Un lavoro da certosino…

FB: Tutta l’immagine si comporrebbe di circa 500.000 pezzi, tanti quanti sono i pixel dell’immagine originale. Il lavoro da certosino, come tu dici, è quasi una pazzia: una deformazione mentale portata al suo ultimo stadio, ma fermata un attimo prima che si trasformi in patologia. In apparenza, quelle che sono attitudini e dinamiche maniacali, le ho alleggerite e poi messe in pratica avvalendomi di strumenti tecnologici che sostituissero un mio intervento. Calcoli tramite software, realizzazione scultorea e pittorica con mezzi industriali.

R@: L’opera è in vendita?

FB: Sì. Ma nel contratto di vendita c’è una clausola del certificato di autenticità: una stessa persona non può comprare più porzioni d’opera, ossia più di un colore. E questo perché l’opera deve essere distribuita esclusivamente ad una comunità di 256 persone, che sempre secondo il contratto devono rendersi disponibili nel caso in cui vengano richiesti i pezzi per la ricomposizione dell’immagine parziale o totale.

R@: Cosa pensi che succederà una volta venduti ognuno dei pezzi?

FB: Non so dirti che ne uscirà. Io ho solo dato inizio a qualcosa di cui non si saprà quale e se ci sarà una fine, fissando alcune regole che sono all’interno della sfera delle mie responsabilità e controllo… il resto non può dipendere da me, ma dal mondo. La possibilità che l’immagine originale venga ricostruita e quindi rivelata è strettamente vincolata ad una fortuna dell’opera, cioè al fatto che vengano commissionate altre produzioni per altre mostre. Insomma, che si inneschi quindi un meccanismo anche economico. Infine, l’ultima parola sarà lasciata a quell’eventuale comunità di 256 persone (possessori ognuno di uno dei 256 colori e rispettive quantità di pixel), una fiducia che essi si possano mettere d’accordo e trovino le modalità (in cui rientrano anche i loro interessi economici) per coordinarsi e portare ognuno il proprio pezzo, utile alla ricomposizione del tutto.

Per saperne di più:

Dudy Guard, Francesco Bertelè

[Fonte: Rivistaonline]

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