Cronache di un’ateniese/terzo e quarto giorno

Si respira un clima di calma, in queste calde giornate estive in Grecia. Come da copione, siamo stati a visitare l’acropoli, monumento in rovina maestoso e altissimo, sotto un cielo poco nuvoloso che ci è stato clemente in questa visita.

Atene sta ai cani come Istanbul sta ai gatti; Parigi e Milano amano i cani, Londra e Roma, le loro “rivali” culturali i gatti.

Se a Istanbul i cani sono tollerati per pura carità ma sono considerati impuri e allontanati, qui è tutto l’opposto. Ma i gatti sono comunque parte della vita della città, anche se sono molto meno numerosi. Perfino l’acropoli conta più cani che gatti, almeno in apparenza (e sto parlando di randagi).

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Per il resto, lo stato in cui versano questi monumenti è preoccupante. Chissà da quanto decenni stanno tentando di operare una conservazione di questo mare magnum di pietre, ma oltre al problema soldi c’è che si tratta di un lavoro immenso.

In questi giorni febbrili di trattative, aspettiamo col fiato sospeso. Io penso ai monumenti e alle innumerevoli statue che potrebbero stare al Museo dell’Acropoli di Atene e invece sono a Londra o a Parigi, e penso: ma se queste opere fossero nella loro sede originaria, non sarebbe meglio sia per chi le ospita che per chi le ha finora tenute – dopo averle sottratte? La quantità di opere presenti al Museo Archeologico è sterminata, altrettanto deve esserci nel museo prima menzionato (era quello che volevo vedere, ma sono stata così babba da sbagliarlo…).

Dopo la giornata da turisti, le chiacchiere con Anna alla sera sono sempre illuminanti. Com’è che la questione del debito greco sia venuta fuori tutta oggi? Mica era una novità? Certo, ma tutti i precedenti governi non hanno fatto che posticipare il problema; e Tsipras, con tutti i suoi difetti, ha almeno il merito di aver voluto smettere di lasciarlo da parte, di rischiare e cercare di cambiare le cose.

La città oggi era vuota. Tutti al mare, a cercare di vivere una vita normale; noi compresi. Ora tanto normali non siamo, specie io, che ho assunto un inquietante color peperone. Mi si vedrà anche al buio, temo. Ma i bagni nel mar Egeo mi consolano. E domani, se il metal detector non suona per colpa di questa insolazione, se le banche aprono, se tutte le variabili sono a nostro favore, ritorniamo a casa.

Mi mancheranno questi levantini, la loro gentilezza, i loro sorrisi, ma soprattutto la luce.

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