Cronache di un’ateniese/secondo giorno

Il mio bel Gabriele ha proprio tutte le fortune di questo mondo: oltre a una fidanzata speciale, questo fine settimana organizzato per la sua ricerca di vecchi fumetti cade in concomitanza proprio con un festival di fumetto, in un palazzo a fianco al cimitero di Keramikòs, nella  zona dell’Acropolis. E tutto questo, senza contare che dormiamo a Exarkhia, quartiere anarchico ricco di librerie, specialmente di libri usati.

Questo è stato possibile grazie ad Anna, la mia amica ateniese, ex compagna di università che non vedevo dalla bellezza di dieci anni – ma come spesso accade, è come se ne fosse passato uno solo. Lei vive a 450 metri da casa dove alloggiamo, mi dà le dritte giuste, e soprattutto mi dà una visione lucida di ciò che sta accadendo da queste parti, che poi sono le “parti” di noi tutti.

I greci, come gli italiani, si lamentano della pressione fiscale, le aziende fanno aprire partita IVA anche a chi lavora solo per un cliente, pur di risparmiare, ed evadono le tasse; poi però pretendono che i servizi ci siano. Questo mi racconta lei stessa, ma, soprattutto, dice, il fatto che gli armatori non paghino le tasse è dovuto a una legge costituzionale, difficilmente modificabile. Quindi ora il debito ricade sui cittadini semplici, anziché sulle aziende grandi e consolidate, o almeno ci ricade in misura non proporzionale.

L’Europa, e la BCE, da parte loro, chiaramente conoscevano in che stati fosse la Grecia quando ne hanno accettato l’annessione. E qui sta la colpa della UE, nell’aver accettato un Paese che non aveva parametri soddisfacenti. Se tutto fosse stato gestito con trasparenza, questa situazione incresciosa non si sarebbe verificata. Evidentemente interessi più grandi di noi sono intervenuti perché l’UE si comportasse così, per me però sono imponderabili e difficilmente descrivibili.

Tutto questo in soldoni. Ma non ho la verità in mano, raccolgo solo le voci che sento.

Intorno a noi, le persone sono tranquille, non si percepisce agitazione. C’è fatalismo forse, ma Anna dice che è una pentola in ebollizione, pronta a esplodere. Domani e domenica saranno giorni decisivi. E se ci saranno proteste, probabilmente partiranno proprio da questo quartiere, Exarkhia, vicino a Piazza Syntagma, lo stesso  posto che fece partire le proteste del dicembre 2008.

Per il resto, la bellezza di questa città è di quelle discrete e non eccessive. Non è sfacciata come Istanbul, non ha tramonti mozzafiato su alcun corso d’acqua. Io però amo i muri cadenti di alcuni quartieri, il caldo esplosivo dell’Acropoli, le rovine della scuola filosofica che a malapena permettono di comprendere dove passeggiavano gli antichi saggi, gli echi della democrazia che finora avevo solo visto sui libri, e che avrei dovuto vedere prima, quando studiavo al liceo. Mi avrebbero emozionato anche di più, li avrei visti con occhi diversi, meno disincantati, più aperti e pronti a ricevere il sapere.

Ma per rimettersi a studiare, mi dico, non è mai troppo tardi.

Lascia un commento