“Cosa voglio di più” di Silvio Soldini

20140716-221049-79849325.jpgDove sono finite le magiche atmosfere piene di colori e suggestioni che ci aveva regalo Silvio Soldini in Pane e tulipani e in Agata e la tempesta? Dov’è la commedia brillante dei sentimenti, che risolveva in modo arguto le storie dei protagonisti? Infine, dove sono le rappresentazioni fuori dai luoghi comuni delle città italiane, e in particolare della provincia? Queste le perplessità che suscita Cosa voglio di più, il nuovo film di Soldini ambientato in una Milano che potrebbe essere Napoli, Ancona o Trieste, senza nessuna peculiarità, in cui l’unico merito del regista è quello di far vedere un ambiente privo di violenza, che invece appare nei titoli di cronaca cittadina.

Facile fare confronti: i due film succitati del regista fanno breccia in pubblico e in critica, per le atmosfere almodovariane, la regia sorprendente, i sorrisi strappati a suon di un umorismo semplice e senza pretese, le scelte anticonformiste dei protagonisti, persone comuni che inseguono i propri sogni. Nel film che rappresenta l’Italia alla 60° Berlinale,  i protagonisti non convincono: Pierfrancesco Favino, padre di famiglia calabrese immigrato al nord Italia, con tutti i cliché che seguono, non convince nel suo ruolo di amante. Né convince Alba Rohrwacher, attrice per metà tedesca che impersona una donna stereotipata, realizzata professionalmente, con un ménage familiare tranquillo che le fa pensare a una gravidanza, ma nel profondo molto insoddisfatta. L’unico valido attore che potrebbe portare un po’ di brio alla fabula del film è Giuseppe Battiston, relegato a ruolo di fidanzato avulso dal mondo della sua convivente, che non ne intende i reconditi desideri né il di lei tradimento.

Un ritratto desolante, che verrà sicuramente spacciato per spaccato neorealista delle relazioni amorose del nostro secolo, e che lascia nello spettatore una profonda noia. Centoventisei minuti pieni di inutilità, scene di sesso ossessivamente riprese nella peggiore tradizione voyeur all’italiana, poche risate e una storia inesistente in cui non succede praticamente niente, se non velleitari tentennamenti di trentacinquenni totalmente privi di spina dorsale. Il risultato, innumerevoli sbadigli in sala. Sembra insomma che Soldini voglia raccontare qualcosa, ma non si sa bene che cosa:  la crisi dei trentenni, già ampiamente sezionata fino allo sfinimento nel cinema di Muccino? L’amore impossibile tra due persone ormai avviate in binari precisi? Non si capisce dove vuol portarci la storia, se non a un’inutile conclusione in Marocco, dove probabilmente l’ente turistico locale ha spinto per girare lì il film. E lascia il pubblico con l’amaro in bocca, dando un ritratto sconfortante e senza via d’uscita delle relazioni umane di oggi.

[Fonte: Rivistaonline]

2 Risposte a ““Cosa voglio di più” di Silvio Soldini”

  1. se il titolo fosse una domanda la risposta sarebbe “un film come quelli che facevi prima”?

  2. lamicodellosgombro, benvenuto tra noi comuni blogger, qual onore è per me leggerla tra i commenti al mio blogghe.
    eccomunque sì, rivogliamo panetulipani, rivogliamo le tempeste di agata e i colori di pedro almodovar

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