(16 ottobre 2009)

Sto riscrivendo per te la geografia
avevo in mente città invisibili dai limiti ben valicabili
fatte di caffè letterari e sbronze indecenti,
di balli che si confondono tra il tango e la taranta,
dove cous cous e polenta si abbracciano fragranti
come la malinconia di un’alba del nord
avvolge l’infinito ondeggiare d’isole ospitali e arcigne.
Dove l’aperitivo è di latte e frutti freschi
sbocciati l’altro ieri.
Invece deturpare il mio perdermi tra le parole
risulta più facile
correre incontro ai tuoi universi
con il sangue che batte tra le mani
è come scontare una pena che non so.

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